Angie è una bella e giovane donna madre, divorziata, sola. Licenziata per essersi ribellata a una molestia la bionda Angie (Kierston Wareing) si inventa un nuovo lavoro e percorre Londra in moto a caccia di lavoratori (neocumunitari spaesati o extracomunitari) da 'smistare' attraverso la sua nuova agenzia di collocamento. Armata di ambizione ma anche disperata e piena di frustrazioni, vuole risolvere la propria precarietà asservendo quella altrui: la giudicano severamente sia il figlio trascurato che il babbo. gli urla lei durante una conversazione su una panchina di periferia. "Loach, tornato nella sua Inghilterra e con i temi a lui più cari, non sbaglia: la mira è precisa, centralissima e pungente. Dal tiro a segno usciranno lacrime e sangue in un crescendo emotivo di inaudita e trattenuta ferocia. Se la costruzione registica è quasi invisibile con una macchina da presa che limita al massimo i propri spostamenti creando un'apparente distanza in uno stile asciutto e documentaristico, il film trasuda emozioni forti lasciando in chi guarda qualcosa di nuovo, un seme di consapevolezza che certamente darà i suoi frutti." (Cecilia Causin, Treccani Cinema) L'ultima Mostra di Venezia ha premiato la sceneggiatura scarna e incisiva di Paul Laverty
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1 commento:
Un film interessante tiene bene il ritmo e non annoia mai. Tratta alcuni aspetti della vita quotidiana dall'immigrazione e la sua condizione di "iperprecariato" alla condizione umana per non dire disumana di queste persone immigrate, fino alla denuncia dello sfruttamento al limite dello schiavismo di tali individui. Il film non tratta il tema del razzismo approfondisce molto il tema della lotta tra datori di lavoro e diritti umani del lavoratore.
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