Nella Tel Aviv contemporanea tre storie semplici si intrecciano tra di loro incontrandosi, scontrandosi, perdendosi e ritrovandosi in una giostra emozionante, pura e straziante. Immerse in un simbolismo affezionato all'acqua, s'incrociano storie sottili che si riverberano l'una nell'altra: creature (vedi titolo) trascinate da un destino che si teme deriva e che invece scivola sull'acqua. Esordio poetico, elegiaco e intriso di simbologie di due famosi scrittori israeliani Etgar Keret e Shira Geffen. Caméra d’or, premio per l'opera prima, al Festival di Cannes 2007. Meduse propone allo spettatore un piccolo miracolo 'emotivo': un gesto, un silenzio, un segno, un oggetto (il veliero giocattolo), una frase,… toccano corde profonde. La regia è attenta ai dettagli e a costruire immagini evocative, leit-motiv visivi (la presenza/assenza della madre di Batya ossessivamente richiamata dai poster e dalle trasmissioni tv) scene-simbolo come la meravigliosa ripresa sottacqua dove la bimba-pesce e Batya si separano per sempre.
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1 commento:
Un bel film breve ma intenso con risvolti sociali e psicologi. Di non immediata comprensione è un film che per capirlo bene devi prenderti un po' di tempo per rifletterci.
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